1) Heine. La filosofia tedesca e la rivoluzione.
Per il filosofo-poeta Heinrich Heine la critica kantiana,
l'idealismo e la filosofia della natura hanno sviluppato le forze
rivoluzionarie tedesche, che aspettano solo il momento di
scatenarsi..
H. Heine, Sulla storia della religione e della filosofia in
Germania.
La filosofia tedesca  una cosa importante, che interessa tutto il
genere umano, e solo i nipoti che verranno potranno decidere se
siamo da biasimare o da lodare per il fatto che abbiamo elaborato
prima la nostra filosofia e poi la nostra rivoluzione. A me sembra
che un popolo metodico, come siamo noi, dovesse cominciare con la
riforma, potesse in seguito occuparsi di filosofia e, solo dopo
averla portata alla perfezione, procedere alla rivoluzione
politica. Io trovo del tutto ragionevole quest'ordine. Le teste,
che la filosofia ha adoperato per meditare, queste poi la
rivoluzione pu abbatterle per i propri fini. Ma la filosofia non
avrebbe mai potuto adoperare le teste che sarebbero state
abbattute dalla rivoluzione, nel caso che l'avesse preceduta. Ma
non siate inquieti, repubblicani tedeschi: la rivoluzione tedesca
non sar n pi dolce n pi mite perch l'ha preceduta la critica
kantiana, l'idealismo trascendentale di Fichte e la filosofia
della natura. Attraverso queste dottrine si sono sviluppate le
forze rivoluzionarie che attendono solo il giorno in cui potranno
scatenarsi e riempire il mondo di orrore e di ammirazione. Si
vedranno dei kantiani che, anche nel mondo dei fenomeni, non
vorranno saperne della piet e che, spietatamente, con la spada e
con la scure, sconvolgeranno il terreno della nostra vita europea,
per estirpare anche le ultime radici del passato. Verranno sulla
scena dei fichtiani armati che, nel fanatismo della loro volont,
non potranno essere frenati n dalla paura n dall'interesse
personale, giacch essi vivono nello spirito e combattono la
materia come i primi cristiani che non potettero essere piegati n
dalle torture n dai piaceri della carne; anzi, siffatti idealisti
trascendentali sarebbero, in un rivolgimento sociale, ancora pi
tenaci dei primi cristiani, poich, mentre questi subivano il
martirio terreno per giungere alla beatitudine celeste, lo
idealista trascendentale considera lo stesso martirio come una
vana parvenza ed  irraggiungibile nella trincea del proprio
pensiero. Ma pi terribili di tutti sarebbero ancora i filosofi
della natura che attivamente interverrebbero in una rivoluzione
tedesca e si identificherebbero con la stessa opera di
distruzione. Ed invero, se la mano del kantiano percuote
fortemente e sicuramente, per il fatto che il suo cuore non 
mosso da nessuna riverenza tradizionale; se il fichtiano
coraggiosamente affronta ogni pericolo, per il fatto che per lui
non ne esiste nella realt nessuno, il filosofo della natura sar
terribile per il fatto che si mette in relazione con le potenze
originarie della natura, pu evocare le forze demoniache del
panteismo alto-germanico, che risvegliano in lui la bellicosit
che troviamo negli antichi tedeschi, i quali non combattono n per
distruggere n per vincere, ma semplicemente per combattere. Il
cristianesimo - e questo  il suo merito pi bello - ha addolcito
un poco la brutale bellicosit germanica: tuttavia non ha potuto
distruggerla, e, quando una volta il talismano lenitore, la croce,
si rompe, allora si scatena nuovamente la ferocia degli antichi
guerrieri, la folle furia bellicosa, della quale i poeti nordici
cantano e dicono tante cose. Quel talismano  tarlato e verr il
giorno in cui andr miseramente in frantumi.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 866-867.
